Le cose – Georges Perec

Le coseBreve romanzo dell’allora esordiente Georges Perec, Le cose è stato accolto variamente dalla critica. Personalmente, benché scritta e ambientata negli anni Sessanta, quest’opera rimane estremamente attuale e, forse, lo è adesso più che in passato essendo la contemporaneità l’era del consumismo per eccellenza. Anche se il romanzo rappresenta molto più di una semplice denuncia al consumismo (le ambivalenze scaturite dall’autobiografismo sono molte), si può riassumerlo sbrigativamente come la storia di una giovane coppia vittima del consumismo, degli oggetti, delle cose. Jérôme e Sylvie, infatti, fondano la propria esistenza e le proprie identità sul possesso di un certo tipo di cose e non potendo ottenerle si sentono infelici.

La loro occupazione di “psicosociologi” (i due effettuano ricerche di mercato intervistando la gente su diversi prodotti) non è evidentemente casuale: il mondo delle cose li circonda completamente, a tal punto da diventare una prigione. Quando si allontanano momentaneamente dalla società che propina loro modelli di vita basati sul possesso delle cose, le loro vite si svuotano, si desertificano. Perciò,  Jérôme e Sylvie tornano alla Parigi dei consumi, integrandosi nella “società dello spettacolo”, continuando ad attribuire alle cose significati che esse di per sé non avrebbero. Ma in fondo, la felicità derivante dal possesso delle cose non è che effimera poiché presto insorge il desiderio di averne di nuove. Tuttavia, non sempre ci sono i mezzi per soddisfare tale desiderio. È il circolo vizioso in cui ci hanno gettato il capitalismo e la sua società consumistica.

L’aspetto più interessante del romanzo è forse la sua ambiguità che ci impedisce di capire se l’autore stia criticando i protagonisti o se stia rivivendo attraverso essi la propria esperienza di attrazione verso le cose, cercando, allo stesso tempo, di superarla tramite uno sguardo critico che, essendo rivolto a se stesso, non può essere completamente dissacrante.

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